venerdì 12 luglio 2013

La serenata

(just below you can find an english version... sorry for mistakes...)

Di quanti dieci minuti è composta la nostra vita?
Dieci minuti prima di un esame, dieci minuti di attesa dei bagagli all'aeroporto, dieci minuti di ritardo a un appuntamento, dieci minuti ancora prima di tornare a casa dal lavoro, dieci minuti per la colazione, dieci minuti ancora che sono stanco e non ho davvero voglia di tirarmi su dal letto questa mattina.

Ma quanti di questi dieci minuti lasciano davvero il segno nella nostra vita? Quanti li ricorderemo ancora quando la polvere del tempo che passa si sarà addensata sui nostri ricordi? Di quanti sapremo rivivere l'emozione che avevamo provato in quei precisi dieci minuti dispersi tra i tanti della nostra vita?

New York City Serenade. Solo a scriverlo mi viene ancora la pelle d'oca. E gli occhi si fanno lucidi. E lo stomaco inizia a palleggiare fremiti con il cuore.

New York City Serenade sono quei dieci minuti che non si cancelleranno mai. 

Roma, giovedì 11 luglio, è un abbraccio rovente, ma è anche un abbraccio generoso di regali e di sogni che sapranno avverarsi. 

Cose belle, come la gente di Bruce seduta davanti al palco e impegnata a chiacchierare e a ridere e a scambiarsi notizie, curiosità, battute. Il pomeriggio vola così, con Alessandro che schiaccia un pisolino attaccato alla transenna, Jessica che lo imita per complicità, Fabrizio che suggerisce le richieste da scrivere sui cartelli per la sera, Katia e Allegra che raccontano dell'incontro con il Boss a Roma, Martino che è - come sempre - su di giri fin dall'alba, Federico che conquista metri su metri verso il palco abbandonando i suoi compagni di viaggio, Maida che gioca a fare la meteora e che si vede che non sta più nella pelle, i ragazzi del Pink Cadillac che colorano il pit con le loro magliette rosa, il Cif che dopo aver parcheggiato la sua rombante Harley intrattiene pubblic relation con chiunque, Roberto che attende paziente si apra il pit anche per lui, Gigi che arriva all'ultimo momento con tutta la famiglia... e l'elenco è affollato, perché affollato di storie e di aspirazioni per la serata è il popolo di Bruce.

Poi arriva lui. E subito intuisci che non è una serata come le altre. Certo, mai un concerto di Springsteen è uguale a un altro, ma nel gioco delle sfumature appare chiaro che questo sarà un giovedì un po' speciale.

La band è già tutta sul palco, attacca a suonare Spirit in the night e Bruce non c'è. Arriva  prima la sua voce, di lui. E sembra un tuono, l'annuncio di qualcosa di grande che verrà: "Can you feel the spirit?".

Le prima quattro canzoni fanno parte di una scaletta abbastanza canonica, ma suonate e cantate con un'energia particolari. La voce di Bruce è poderosa come non mai. 

Alla quinta il ritmo cambia. Roulette è un'iniezione di adrenalina pura. E già pensi: si mette bene. Segue una Lucky town con grandiosi assoli di uno Steve in serata e dello stesso Bruce. Poi qualche richiesta, la chicca di Stand on it e il prato delle Capannelle che si trasforma in un'immensa sala da ballo. Ed ecco che il ritmo cambia ancora.

La musica si interrompe. Bruce si ferma a parlare con Steve. Nils scappa a cambiare chitarra. E parte una Kitty's back epica, in cui la E Street Band dimostra cosa voglia dire essere una band veramente leggendaria. Ogni componente sa qual è il suo ruolo e allo stesso tempo è sempre pronto a improvvisare un assolo, nel momento esatto in cui il Boss decide di dar loro il là.

Parla pochissimo, Springsteen. Ha voglia di musica, in questa nottata romana. Ha voglia di vedere la sua gente cantare, battere le mani, saltare. Incident on 57th Street è una canzone epica e sentirla scalda sempre il cuore. Anche di chi, come Luca, non ha potuto esserci a Roma.
"Luca, mi senti? Ascolta..."
E Luca, al telefono, ascolta e ringrazia.

Già così e con la solita gioiosa Rosalita sarebbe una serata da incorniciare. Ma ecco che arrivano quei dieci minuti. I dieci minuti che trasformano un concerto grandioso in un capolavoro indimenticabile. Una serata speciale in un'emozione indelebile.

Bruce scende tra le prime file e si impossessa di uno striscione. Ma non è una richiesta canonica, è un regalo: New York City Serenade. "Solo per Roma" grida al microfono.

Luci spente. Buio. Attesa. Molti invitano al silenzio: ci sono canzoni in cui il cuore ha bisogno di concentrazione. Passa un minuto che sembra interminabile, il perché lo si scoprirà dopo: sul palco prendono posizione gli archi della Roma sinfonietta.

E' chiaro che Bruce a questo regalo pensava da tempo. Da quando a San Siro il pubblico gli ha scritto la sua dichiarazione d'amore, con la coreografia sul secondo anello "Our love is real". Sotto, sul primo anello, meno evidente c'era anche la scritta "NYCS". Bruce, forse, non l'ha vista subito. Ma il ragazzo del Jersey non è una persona che dimentica o che fa scivolar via le cose che lo colpiscono. E dopo Milano s'è messo al lavoro per regalare al pubblico italiano l'emozione di quella richiesta.

Dieci minuti. E quei dieci minuti sono le dita di Roy che ricamano poesia sui tasti del pianoforte. Sono le corde della chitarra di Bruce che accarezzano la pelle. La sua voce che dà del tu ai battiti dei 32mila cuori in ascolto. I violini della Roma Sinfonietta che allargano le ali di un sogno che è molto più lungo di quei dieci minuti.

In quei dieci minuti è rinchiuso tutto. Il perché ogni tour si trasforma per me in un massacro di chilometri in giro per l'Europa e ore di attesa sotto il sole, la pioggia, il vento. Il perché di un amore che è ben altro che passione, ma un rapporto coltivato nei decenni con poesia, note, sogni. Ma, soprattutto, in quei dieci minuti c'è una nuova coniugazione della parola vita. Ancora una volta, a modo suo, distribuendo brividi e lacrime e sorrisi Bruce ha ricordato a tutti che siamo vivi. E che non è un peccato essere felici di esserlo.

Dieci minuti. 
Dieci minuti appena.   
Dieci minuti, eppure tutto.

Certo, il concerto ha raccontato molto altro. I salti sulla memorabile Land of hope and dreams. Le proposte di matrimonio con tanto di scambio degli anelli che un ragazzo del pubblico ha voluto fare alla fidanzata, dopo che la stessa aveva appena ballato con Bruce sul palco. Una Shout che non ne voleva sapere di interrompersi. E la Thunder road acustica che ha trovato terreno fertile in anime già provate dopo NYCS (le lacrime di Martino sul maxi schermo ne sono un esempio).

Sono soltanto dieci minuti. Ma fanno parte di quei rarissimi dieci minuti che non dimenticherai mai. E che hanno saputo cambiarti la vita.

Paolo Moretti

THE SERENADE

How many ten minutes compose our lives?
Ten minutes before an exam, ten minutes waiting for luggage at the airport, ten minutes late to an appointment, ten more minutes before you come home from work, ten minutes for taking breakfast, ten minutes that "I'm still tired and I don't want to get me out of bed this morning".

But how many of those ten minutes really leave their mark on our lives and our souls? How many will we be able to remember when the dust of passing time has thickened on our memories? How many we will relive the excitement and the emotions that we felt in those precise ten minutes dispersed among many of our lives?

New York City Serenade. In the right time I write it I still get goose bumps. And the eyes are shiny. 

New York City Serenade are those ten minutes that won't erase. Ever.

Rome, Thursday, July 11, gives us a very hot hug, but it is also a generous hug, plenty of gifts and dreams that will have to come true.

Beautiful things, like the people of Bruce sitting in front of the stage and committed to chat and laugh and exchange news, gossip, jokes. The afternoon flies so with Alessandro who takes a nap attached to the barrier, Jessica who imitates him for complicity, Fabrizio suggests what to write on  the signs for Bruce, Katia and Allegra telling their encounter with the Boss in Rome, Martino it is - as always - revved up since dawn, Federico conquering meters and meters towards the stage abandoning his traveling companions, Maida is not longer in her skin, the boys of the Pink Cadillac  colors the pit with their pink shirts, the Cif parks his roaring Harley and later entertains pubblic relation with anyone, Roberto, who waits patiently to open the pit for him, Gigi arrives at the very last moment with all the family ... and I could go on telling, because there are so many stories and aspirations in the life of the people of Bruce.

Then he comes. And immediately the intuit tells us that is not an evening like the others. Yes, I know: never a Springsteen show is the same as another, but in those "notte romana" is clear that this will be a special Thursday.

The band is already on stage and starts to play Spirit in the night, but Bruce is not there. It arrives his voice before to him. And it looks like a thundercrack, the announcement of something great to come: "Can you feel the spirit?".

First four songs are part of a quite canonical setlist, but played and sung with an incredible energy. Bruce's voice is powerful as never before.

At the fifth song the rhythm changes. Roulette is an injection of pure adrenaline. Lucky Town follows with great solos by Steve and Bruce. Then few requests, the gem of Stand on it and the lawn Capannelle that turns into a huge ballroom. 

But the best still has to come.

The music stops. Bruce talks with Steve. Nils escapes to change guitar. And suddenly the air fills with the sound of an epic Kitty's back, in which the E Street Band shows everybody what it means to be a truly legendary band. Each component knows its role and at the same time is always ready to improvise a solo.

Bruce speaks very little, in this night. He wants to play and dedicates every moment to the music, in this night in Rome. He wants to see his people singing, clapping, jumping, and italian people know very well how to be "the people of Bruce". 

Incident on 57th Street is just unbelievable, and hear it always warms my heart and the hearts of whom are in the crowd so as the ones are at home. Like Luca, wich could not be in Rome.
"Luca, can you hear? Take a listen ..."
And Luca, on the phone, listens and thanks.

The night, also because the usual joyful Rosalita and a wonderful version of Mona-She's the one, would be an event to remember. But here comes those ten minutes. The ten minutes that turn a great concert in an unforgettable masterpiece. A special evening in an indelible feeling.

Bruce goes down in the front row and takes possession of a banner. But it is not a canonical requirement, it is a gift: New York City Serenade. "Solo per Roma" (Just for Rome) screams at the microphone.

Lights out. Dark. Hold. Many in the crowd invite to silence: there are songs in which the heart needs concentration. A minute, seemingly endless, passes. The reason of this waiting will be discovered later: on the stage take a stand the arches of the Roma Sinfonietta.

It is clear that Bruce thought this gift for a long time. Since from San Siro night, when the public wrote his declaration of love, with the choreography on the second ring of the stadium: "Our love is real." Below, on the first ring, there was also - but less obvious - the word "NYCS." Bruce, perhaps, did not see it right away. But this Jersey guy is not a person who forgets or does slip away things that strike him. And after Milan he started to work for giving the audience the thrill of the Italian request.

Ten minutes. And those ten minutes are the fingers of Roy embroidering poetry on his piano. Are the guitar strings by Bruce that caress the skin. His voice that speaks to 32.000 hearts beating and listening. The violins of the Roma Sinfonietta that widen the wings of a dream that is much longer than this ten minutes.

In those ten minutes is all locked up. The reason because every tour I accept the massacre of miles around Europe and hours of waiting underneath the sun, the rain, the wind. The reason for a love that is much more than passion: it is the love cultivated in decades, a relationship made by poetry, notes, dreams. But, above all, in those ten minutes there is a new conjugation of the word alive. Again, in his own way, distributing chills and tears and smiles Bruce reminded everyone that we are alive. And that it ain't no a sin to be glad you are alive.

Ten minutes.
Just ten minutes.
Ten minutes, everything.

Of course, the concert told much more. The jumps on the memorable Land of hope and dreams. The proposal of marriage with the exchange of ring from a Romeo to his Juliet, the girl that had just danced with Bruce on stage. A Shout who did not want to stop. And the acoustic Thunder road that has found fertile ground in souls tried after NYCS (teardrops of Martino on the big screen are an example).

It's only ten minutes. But they are part of those rare ten minutes you will never forget and change your life.
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